Un caffè per la crisi

Passavo ogni mattina da lì ed era sempre lì con il suo faccione pieno di barba bianca ispida come spilli, la tua testa tonda e il suo ape verdone. Se ne stava in un parcheggio vuoto con il suo mezzo e un cartello di cartone che brandiva sul parabrezza. “Faccio qualsiasi tipo di trasporto. Gino chiamare al…”. Lo guardavo ogni mattina con curiosità e anche un po’ di pena. Un caffè glielo avrei offerto prima o poi.

Lo mescolava con lo zucchero lentamente, come se fosse stanco, come se il cucchiaino pesasse. Ma penso gli pesasse più il mondo. Penso gli pesasse di più aspettare uno stralcio di lavoro in quel parcheggio, penso gli pesasse ancor di più sperare, perchè, ok, che la speranza è l’ultima a morire, ma la speranza pesa. Assai. 
-Grazie del caffè eh?-.
-Capirai- risposi io. Lo bevve con gusto.

-Mi trasporteresti all’università?- gli chiesi poi.

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