Il primo caffè

La cucina profumo di buono, di crostata nel forno. Aveva quell’aria stanca del dopo mangiato,quando i piatti sono incolonnati nel lavandino, quando le briciole giacciono pigre ancora sulla tovaglia e qualche macchia di sugo ne colora l’apatia. La cucinava profumava, ma mancava un profumo. 
Mia madre chiacchierava ad alta voce con le vicine di casa appollaiate al mio tavolo come passeri che aspettano di spiluccare qualche pettegolezzo o bella notizia. Io guardavo la tv, annoiato,sul divano.
-Tu lo prendi? Si. Tu? Ok..Tu? Così preparo le tazzine-.
Dopo un paio di minuti di chiacchiere inutili, di cui davvero non conoscevo l’esistenza e l’eventuale, se ben scarsa, importanza, l’ultimo profumo aleggio nella stanza. Quel profumo. Il profumo. Mi voltai verso il tavolo e mia madre versava cauta del liquido marrone nelle tazze. MI avvicinai furtivo mentre lo zucchero pioveva in quella ceramica tonda.
-Ne voglio un po’- gridai. Mia madre mi accontentò con un sorso. -Non di più che ti fa male-.
-Blee è amaro- dissi io. -Come fate a berlo?-.

E poi guarda te il destino.

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