Un caffè al mostro

Ero appoggiato alla finestra del bagno. Nel buio della casa e nel tiepido chiarore della luna ti parlavo a bassa voce, piano, come se la mia voce fosse sul tuo collo, come se tu fossi dormendo, come se non potessi parlare a voce piena per paura che qualcuno scoprisse. Che scoprisse semplicemente che parlavo con te.
Ma ad un certo punto la tua voce freme, si interrompe. Lo stomaco si chiude. -Pinago..-biascichi piano. Capisco che i sussurri non vanno bene più. Capisco la persona orribile che sono diventato. Capisco che è ora di dormire.
Chiudo.
Ma nel buio della casa preparo un caffè. Lo faccio forte. Denso. Ne sento il profumo mentre i magoni mi piegano lo stomaco e lo bevo con la speranza di annegare i sensi di colpa. Con la speranza di annegare sensi di colpa che nuotano e galleggiano e, cazzo, se rimangono sempre lì. 

 

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