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A noi. Un caffè da Torino per i miei lettori

Il Po fluiva tranquillo, gorgogliando annoiato. Il sole bruciava lento dietro le nuvole, calando piano oltre l’orizzonte. Il parco del valentino brulicava di gente e il mio caffè se lo beveva il venticello. Il suo vapore si confondeva al fumo della mia sigaretta e tutti e due si perdevano in mille ghirigori tra l’amaranto del tramonto.
-Non so se si brindi col caffè, ma in ogni caso…a noi- alzai i bicchiere verso l’alto. Le mie due amiche mi guardarono e sorseggiarono anche loro. “A noi”, ripensai.

Caffè tra le labbra

Entrai nel bar pieno di confusione. Chiacchiere poco importanti qua e là: calcio, crisi, politici. Classico.
Ma i miei occhi erano fissi su di lei. I suoi capelli biondi, fluenti, splendevano come fili dorati e seguivano la linea perfetta della sua schiena. Mi avvicinai a passi lenti, mentre l’odore di caffè cominciò a impossessarsi del mio naso. Odore forte di caffè, misto al suo Loverdose.
-Ehi ciao, vuoi un caffè?- mi chiese sorridendo. La guardai e come se mi avvicinassi sempre di più ad uno specchio per guardare meglio, mi incollai alle sue labbra. Sapore di caffè.
-Grazie l’ho appena preso-.

Un caffè anche per te

Vedevo il fuoco nei suoi occhi. Si gettavano qua e là, dissennati, in cerca di qualcosa o di qualcuno. Io ruotavo il caffè in quell’esile bicchierino di caffè e cercavo di far seguire ai miei occhi i suoi.
La sua bocca era ferma, congelata, paralizzata. L’aria era pesante e puzzava di ospedale. Il suo letto bianco e il mio caffè nero, come i suoi occhi.

Ci soffiai su. Il fumo danzò nell’aria arrivando verso il suo viso e i suoi occhi brillarono, quasi ne stessero bevendo un po’ anche loro.  Il suo corpo ancora immobile, ogni tanto scosso da spasmi. Il mio pietrificato dai brividi.

Alzai il bicchiere.
-Questo lo bevo anche per te-.

Un caffè silenzioso

Leggeva qualcosa con aria interessata. Notò che dopo aver letto qualche pagina chiuse quel libro e dalla borsa ne tirò fuori un altro e si mise a consumarlo avidamente.
-Oh un caffé? Si grazie mille- gli rispose. Lo guardò divertita e sorpresa e ripose tutto, subito, in borsa. Spostandosi lasciò aleggiare nell’aria un alone di Loverdose e di pagine di libri letti e consunti. Le sue mani era decise, come i lineamenti del suo viso. Era lineamenti di donna.
Quando afferrò il caffè lo bevve piano, controllando più volte il cellulare. Gli aveva parlato poco ma quelle poche volte aveva sfoderato un accento impeccabile.
Probabilmente era più abituata a far trapelare i suoi messaggi dai suoi gesti. Forse nella sua famiglia funzionava così.

Il primo caffé.

Un po’ di caffè scivolò sul lavandino. Gli tremavano le mani quel pomeriggio e non sapeva il perché. Aveva un nodo in gola, di quelli anonimi, difficili da rintracciare, così difficili da scacciare. Il tramonto non c’era: al suo posto solo un tiepido cielo grigio malato che aspettava di morire sotto il peso della notte, oltre l’orizzonte. Quando la moka fischiò, il nodo era lì, le nuvole pure. Il caffè scivolò piano sul fondo della tazzina e un alone di fumo aleggiava nell’aria. Si sedette al divano, assaporandolo.
-Uno al giorno- pensò. -Uno al giorno e speriamo che esca buono-.