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Caffè a San Valentino

Mi avevano chiesto più volte se avessi voluto avere una macchinetta del caffè nuova, di quelle con le cialde colorate, quelle rotonde che sembrano cioccolatini. Sarebbe stato semplice, sarebbe stato lineare: mettere la cialda nella macchinetta e schiacciare il bottone. 
-No, grazie- ho sempre risposto delicatamente.
Non è questione di antichità o fissazione.
-Tutta ritorna lì: al gusto- risposi io al suo “perchè?” allibito. Sì, una questione di gusto. Il caffè, quella macchinetta è come una donna. Se entri subito in lei, si scoccia, l’amore non esce buono, non esce gustoso, non è pieno. Servono i preliminari, serve corteggiare quel caffè piano, col cucchiaino poggiandolo delicatamente nel cestello della moka. Serve aggiungere prima di tutto l’acqua guardandola salire piano fino all’orlo. Serve stringere sulla filettatura, stringere la pelle e poi accendere il fornello, accendere il letto. Serve accendere.
-Dici sul serio?-.
-Certo. Mi perderei ogni volta una notte di sesso e amore-.

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Questioni di nervosismo. Deca?

-Caffè?-.
-Un altro? Troppi caffè fanno venire il nervoso-.
-Ma si! Cazzo te ne fotti!-:
-Solo se me lo fai decaffeinato-.
Ci pensai. Decaffeinato? Non avevo mai preso un caffè decaffeinato.Era un po’ come chiedere ad un fumatore di fumare una sigaretta senza fumo. Le sigarette elettroniche? Appunto, non le fuma un fumatore le sigarette elettroniche.Guardai le sue mani che tremavano. Era un po’ nervoso effettivamente.
-Vada per decaffeinato- dissi io.
-Oh grazie mille! Due decaffeinati, grazie-.
Aveva l’aria stanca. La barba incolta, un po’ di occhiaie che gli cerchiavano gli occhi e un colorito pallido lo rendevano quella mattina stranamente assente. Anonimo.I caffè arrivarono e aggiunsi lo zucchero. Una? No, due. Meglio. Assaggiai. Lo guardai e trattenni lo schifo. Lui lo gustava con emozione, come se qualcuno gli avesse dato una pausa, un calmante.
Io guardai la tazza inarcando il sopracciglio.
-Un caffè come si deve- chiesi. Mi guardò strano.
-Fanculo. Mi tengo il nervoso-.

Caffè tra le labbra

Entrai nel bar pieno di confusione. Chiacchiere poco importanti qua e là: calcio, crisi, politici. Classico.
Ma i miei occhi erano fissi su di lei. I suoi capelli biondi, fluenti, splendevano come fili dorati e seguivano la linea perfetta della sua schiena. Mi avvicinai a passi lenti, mentre l’odore di caffè cominciò a impossessarsi del mio naso. Odore forte di caffè, misto al suo Loverdose.
-Ehi ciao, vuoi un caffè?- mi chiese sorridendo. La guardai e come se mi avvicinassi sempre di più ad uno specchio per guardare meglio, mi incollai alle sue labbra. Sapore di caffè.
-Grazie l’ho appena preso-.